Grandi figure della Cristianità John Henry Bubblesmith, che volle essere l'unico cristiano. John Henry Bubblesmith nacque a Boston nel 1864, in una famiglia di ferventi calvinisti. La leggenda racconta che in seguito a una crisi mistica ebbe l'intuizione della sua riforma religiosa. Bubblesmith progettò di rimanere l'unico cristiano, e con ciò stabilire un legame personale con la Provvidenza Divina. L'amore di Bubblesmith per la propria fede e per la millenaria tradizione del cristianesimo lo indusse a promuovere l'eliminazione di tutti gli altri fedeli, con i quali non accettava di spartire i sacramenti. Da principio si prodigò a convincerli alla conversione o all'ateismo, attraverso le sue persuasive predicazioni. Solo verso la fine della sua vita iniziò a lavorare al metodico genocidio dei cristiani del Massachussets. Bubblesmith balzò agli onori della cronaca come "il nano zoppicante" (crippledwarf), finché nel 1922 non venne ucciso da un cacciatore dopo avere divorato una bambina nei boschi di Salem. Pascal Armogathe, che lucrò sulla teologia.
Pascal Armogathe fu tra i primi ad intuire che il Novecento avrebbe offerto alla Chiesa l’opportunità di capitalizzare il suo millenario patrimonio culturale all’interno dei nuovi paradigmi della società del benessere. Già nel 1942 pubblicò una Théologie pratique, che destò scalpore per la sezione che illustrava come usare il dogma trinitario per vincere al gioco delle tre carte. Nel 1958 Armogathe fondò una società di “consulenza teologica”, che forniva alle aziende stratagemmi per frodare il fisco ispirati all’Itinerarium Mentis in Deum di San Bonaventura. Il suo maggiore successo editoriale risale al 1963, con Le régime de Sainte Catherine: si tratta di un manuale per dimagrire seguendo la dieta di Caterina da Genova (1477-1510). A causa di problemi digestivi, la santa per lunghi periodi si nutriva soltanto durante la quotidiana comunione, di ostia consacrata. Ella sosteneva che di nessun nutrimento materiale aveva bisogno, poiché già era nutrita nello spirito dal corpo di Cristo. Il libro di Armogathe animò un’ultima volta le dispute eucaristiche, ed il pontefice dovette accennare alla questione nell’enciclica Mysterium Fidei (1965): “Nostro Signore Gesù Cristo è contenuto veramente, realmente e sostanzialmente sotto l’apparenza di quelle cose sensibili, ma non può in alcun modo sostentare i fedeli perché nel sacrosanto sacramento dell’eucarestia non rimane la sostanza del pane e del vino.” Dacché se nei Vangeli Cristo afferma “la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda” (Giovanni 6:55), è pur vero che Santa Caterina divenne spaventosamente magra e infine morì. In seguito il Vaticano cessò di avversare la dottrina dieteologica, rilevando l’improvvisa conversione di cinquecentomila obesi californiani. Armogathe non visse mai questa soddisfazione: nel 1969 venne assassinato da una banda di preti gnostici, annegato nell’acqua santa e percosso con un treppiedi rituale. Albrecht Wittemberg, che stampò Bibbie per gli analfabeti. Nel 1550, in una taverna di Norimberga, Albrecht Wittemberg vinse a carte la proprietà di una stamperia. Il giovane, di grande intelletto ma totalmente analfabeta e senza il becco di un quattrino, pensò bene di stampare Bibbie composte da caratteri disposti casualmente, da vendere ad analfabeti come lui, che non si sarebbero mai resi conto dell'inganno. Grazie alle sue notevoli doti imprenditoriali, la cosiddetta Bibbia di Norimberga divenne il più grande successo editoriale del secolo. Nei primi anni del XVII° secolo una copia di questa Bibbia capitò tra le mani di Jacob Böhme, che lungi dall'accorgersi della turlupinatura, tentò di decriptare il codice riuscendo a quanto pare a estrapolarne formule alchemiche e aforismi neoplatonici, nonché varie profezie (rivelatesi in seguito esatte), ricette di piatti tipici e ritornelli di canzoni popolari - ma assolutamente nulla che avesse a che vedere con i Vangeli. Oltre due secoli dopo, Friederich Schleiermacher dimostrò che era in effetti possibile ottenere l'anagramma della parabola del figliol prodigo, ma senza le "e". Alfred Jarry addusse ciò a prova dell'esistenza di Dio, sebbene fosse ateo. Urbano VIII, che fu abile editor di una rivoluzione scientifica. Urbano VIII nel 1631 ricevette copia del trattato inedito Dialogo sul Flusso e Reflusso dei Mari, autore Galileo Galilei, che esponeva una bislacca teoria sulle causa delle maree, secondo la quale come un liquido contenuto in un recipiente in movimento per la sua natura fluida si muove alzandosi e abbassandosi cosi' "pur debba di necessità accadere all'acque marine, contenute dentro a i vasi loro, soggetti a cotali alterazioni". Il pontefice sconvolto per l'argomento trattato, in odore di eresia, tramite Niccolò Ricciardi raccomandò all'Inquisitore fiorentino che l'accenno alle maree fosse espunto dal titolo. Lo scienziato pisano si adeguò, cambiando il titolo in Dialogo e concentrandosi sull'argomento del moto planetario, da cui poi seguirono processo ed abiura. Urbano fu così responsabile della trasformazione di una baggianata astronomica nella scaturigine del massimo mito di indipendenza della ricerca scientifica sulla religione. San Tommaso, che divorò per intero la salutazione angelica. La più tenera devozione a Maria era per così dire innata in san Tommaso d'Aquino. La sua nutrice, avendo notato un giorno che aveva tra le mani un pezzo di carta, volle toglierglielo; ma il piccolo si rivoltò, lanciò urla, e fece ogni sforzo per trattenere l'oggetto che li si voleva strappare. Una così singolare resistenza attirò la curiosità della Contessa Teodora, sua pia madre; s'impadronì del foglio, lo srotolò e lo lesse. Quale non fu la sua sorpresa quando si accorse che conteneva una salutazione angelica! Durante questa lettura, il bambino raddoppiò grida e pianti; la madre si affrettò a restituirgli la carta per calmarlo. Appena afferrata, la portò avidamente alla bocca e la divorò per intero. Questo evento doveva far premonire la devozione di san Tommaso per la salutazione angelica. Thomas Edison, che creò la vita artificiale. Non è una forza reattiva quell'universo occulto e misterioso che fiorisce ai margini del positivismo ottocentesco, né la sua immagine rovesciata. Piuttosto, un medesimo immaginario elettromagnetico, definito dalle stravaganti interferenze tra le nuove tecniche di riproduzione sonora e le varie teosofie (la dimensione culturale mitica e spirituale dell'elettricità e dell'elettromagnetismo, queste forze cosmiche che trascinano potenti suggestioni, come per gli antichi ne possedevano aria, terra, acqua e fuoco). Le stesse forze invisibili, misteriose, d'insondabile potenza, governano lo spirito e i telegrafi: ciarlatani e scienziati si uniscono nel rivendicare il ruolo dell'elettromagnetismo nei fenomeni paranormali. Nelle alte sfere della creazione il chimico è rimasto alchimista; la natura che indaga è ancora quella di Empedocle. Thomas Alva Edison, inventore del fonografo e di svariati tentativi di comunicare con i morti (mentre altri registrano la musica delle sfere celesti o le voci angeliche) , sorta d'inquieto Baudelaire della Scienza, o di Paracelso fonografico, volle infine creare la vita; si era nel 1886. Creò una donna, che non si sarebbe potuta distinguere da una in carne ed ossa. Oltre la perfetta architettura meccanica del simulacro - la sua Eva Futura - inseguì l'inafferrabile Spirito. Sebbene egli ne fosse convinto, ed esaltato, nessuno mai seppe se dietro i fenomeni imitativi della vita, si celasse la vita stessa. Giacché, viaggiando dalle Americhe verso la terra di Albione, a inghiottire l'automa giunse infine l'oceano. Il creatore si disperò di non avere mai fatto battezzare la sua creatura; la immaginava vagare arruginita e innocente nel limbo oscuro. Pianse per la sua anima dannata, della quale finì per intercettare la frequenza. San Isidoro di Siviglia, che raccolse etimologie. San Isidoro di Siviglia, enciclopedico compilatore di sapere nonché etimologista visionario, visse a cavallo dei secoli VI e VII. Per forza di cose è più la figura che l'opera (sepolta in polverose biblioteche, frammentata, latina) ad affascinare: Isidoro volle compendiare tutte le conoscenze di un'epoca in una colossale impresa dal titolo già programmatico, Etymologiae od Origines - così da inaugurarne una nuova luminosa e cristianissima. Isidoro appartiene a quella vasta schiera di scrittori, i più grandi, che avrebbero anche potuto non esistere realmente, ma dei quali l'idea ci è necessaria (la memoria distorta, il falso ricordo). Uno scrittore immaginario che ha lasciato delle opere - superflue nel migliore dei casi, deludenti nel peggiore. Uno scrittore la cui opera può (e forse deve) non essere letta, ma raccontata, travisata, eventualmente détournata. Ma come non farsi vincere dalla tentazione di andare a sbirciare quelle pagine - cercarvi perlomeno una dissertazione filosofica sulla normatività della dimensione genetica delle cose e delle parole, una teoria della decadenza del linguaggio, qualche guizzo heideggeriano o che altro? Un recensore senza scrupoli (sordo alla poesia di una così fragile grandezza) introducendo un'opera minore, La natura delle cose, scrisse di "mancanza d'aria e d'orizzonte", e sembrò condannare l'assenza di profondità dei suoi scritti (a fronte della loro lodevole estensione), semplici elenchi privi di anima di nozioni poste su un "fondo piatto, privo di prospettive". L'infame aveva capito tutto, e, ovviamente, non aveva capito nulla: l'opera era programmatica quanto il titolo, postmoderna come Joyce e umile come un capolavoro privo di firma. Agobardo di Lisieux, che morì infinite volte. Agobardo di Lisieux non esiste. Questo nome di pura fantasia venne usato dai monaci benedettini (dal XIII° secolo in avanti) per firmare racconti pornografici e libelli satirici contro la Chiesa di Roma. E' considerato dalla critica più recente come il primo esempio di condividuo della storia dell'occidente - dopo Aristotele, ovviamente. Voci incerte sulla genesi di questo personaggio imputano a Pietro Abelardo († 1142) la responsabilità di avere concepito il machiavellico inganno, per vincere il tedio nel monastero nel quale si recluse. Inoltre, intendeva con ciò dimostrare per assurdo la sua teoria nominalista: senza la quale "a stretto rigor di logica, si sarebbe costretti dal nome a dedurre l'esistenza di Agobardo". Il primo scritto a firma "Agobardo di Lisieux" del quale si abbia traccia è il breve resconto (1191) delle avventure di un vescovo dai costumi assai poco cristiani, che così recita nei suoi passi salienti: Immanem est usu frequenti vagina tandem admisit laxe gladium, novasque excogitavimus artes, quibus fututionum quotidianorum vinceremus fastidium. Saepe turgentem spumantemque admovit ori priapum, simulque appressis ad labia labiis, fellatrice me lingua perfricuit. Etsi Veneri nunquam indulgebat posticae, a tergo me tamen adorsus, cruribus altero sublato, altero depresso, inter femora subibat, voluptaria quaerens per impedimenta transire. Sulla vita di Agobardo si diffondono nei secoli innumerevoli aneddoti, in particolare sulla sua morte: seppellito da 633 sfere di terracotta nel 1220, involontariamente avvelenato dall'alchimista e cuoco Trithemius di Sponheim nel 1474, soffocato per le troppe particole di ostia sconsacrata durante una messa nera a Clichy nel 1502, assassinato da sua santità Papa Benedetto XIV nel corso di un'accesa discussione sulla trinità nel 1745 (va ricordato che Agobardo era un fiero roscelliniano, oltre che erotomane). Le sue ultime parole, all'alba del ventesimo secolo, furono: "Dopo diciannove secoli, il Vangelo ancora vive nell'anima degli individui come nei movimenti delle masse. Addirittura sopravvive nello spirito degli atei, distruttori di ogni fede! Poiché coloro che hanno rinnegato il cristianesimo e si rivoltano, questi stessi sono rimasti in fondo fedeli all'immagine di Cristo". Stupirono gran parte degli intervenuti alla cerimonia di santificazione, e per poco a Leone XIII non venne un colpo. Lev Tolstòj, che predicò l'insegnamento di Cristo. Dopo una profonda soffertissima crisi, negli anni 1880 Lev Nikolaevic Tolstòj svoltò con ascetico rigore, e si diresse spedito verso una fede fervida quanto sovversiva, che culminò nella scomunica nel 1901. Sono anni di opere teoriche dagli eloquenti titoli (Qual è la mia fede, I Vangeli, La Chiesa e lo Stato, Il regno di Dio è in noi) ma anche di romanzi cinici e stravolti come La sonata a Kreutzer, riflessione violentissima sulle dinamiche delle relazioni coniugali - che l'autore si premura di postfarre precisandone l'intento moralizzatore, invitando alla castità e al rispetto degli insegnamenti di Cristo. Il contenuto propriamente religioso appare pretestuoso, a fronte degli strali contro il denaro e le passioni, e le apologie della vita ascetica e del comunitarismo: è il messaggio etico del cristianesimo a coinvolgere in primo luogo lo scrittore russo. La svolta spirituale, seppure nella forma di un cristianesimo militante, era in larga misura un progetto di rifondazione politica e sociale. Gli appelli di Tolstòj per una rivoluzione religiosa dell'individuo e della società tutta non cadono nel vuoto: tolstoiani furono i movimenti pacifisti e socialisti ampiamente perseguitati dall'autorità zarista, tolstoiane furono le suggestioni passate nel comune patrimonio del pensiero non-violento: in particolare la teoria della "non-resistenza al male" opposta al metodo della violenza. Lo stesso Gandhi si definì "umile seguace" dello scrittore russo, attingendo ampiamente al suo pensiero: di questo legame testimonia un breve scambio epistolare. Par Dahlgren, che interpretò il tradimento dell'Iscariota. Par Adolphous Dahlgren, oscuro teologo nato in Svezia ma operante a Copenhagen agli inizi del XX secolo nella piena sconfessione delle chiese cristiane, morto nel 1913, è autore di due singolari opere. La prima, concepita nel 1899 e conclusa nel marzo del 1900, fu pubblicata nel 1901 con il titolo Cristo e Giuda. Il libro fu poi rimaneggiato e, nella seconda edizione, presenta una tesi un po' diversa. Il secondo volume, dal titolo Il redentore occulto, fu pubblicato nel 1913. Ora, se il primo libro suscitò forti critiche e proteste, il secondo, quantunque decisamente più oltraggioso, fu drasticamente ignorato. In Cristo e Giuda si affronta il mistero del tradimento nell'economia della redenzione. Dahlgren sostenne la plausibile ipotesi che Giuda, unico tra gli apostoli, avesse intuito la segreta divinità del Maestro e il suo terribile proposito. Il suo intento non fu però quello di spingere Gesù a dichiarare la propria divinità, ma di spianargli la via, di fare in modo che niente si frapponesse tra lui e la croce. Giuda è qui una sorta di copertura, un inviato speciale con il compito di vigilare affinchè la missione non naufragasse per futili intoppi: Pilato, per esempio, con quel suo terribile mal di testa e la sua innata propensione a voler comprendere sempre troppo a fondo prima di emettere una sentenza a morte. «Se il Logos si era abbassato alla condizione mortale - sostiene Dahlgren - Giuda, discepolo del Logos, poteva ben abbassarsi alla condizione di delatore e di ospite del fuoco. Del resto l'ordine inferiore è uno specchio dell'ordine superiore; le forme della terra corrispondono a quelle del cielo e Giuda è in qualche modo uno specchio, in negativo, di Gesù». L'approccio di Dahlgren è eretico: di contro al magistero della chiesa cattolica viene fatto valere il principio del libero esame e di contro all'autorità della tradizione, accolta anche dalla teologia protestante, viene fatto valere il principio di un'indagine anarchica delle scritture. In termini moderni si direbbe che Dahlgren procedette sulla base di un testualismo piuttosto selvaggio. Xavier Bulabettes, che registrò la voce di Dio. Xavier Bulabettes, figlio di un cuoco, visse in quel turbolento contesto che fu la Francia della seconda metà del XVIII° secolo. A soli diciannove anni fu testimone del Giuramento della Pallacorda. La sera di quel 20 giugno 1789 ubriaco per l'orgia generale di ebrezza e dopo aver battuto la testa sui gradini di Notre Dame ebbe l'intuizione che gli cambiò la vita: che la parola del Cristo ancora riverberasse nell'etere, e che vi fosse un modo per percepirla. Dopo vari tentativi falliti finalmente Xavier costruì un rudimentale sistema di registrazione tramite corde di budella di agnello trattate con pece e stramonio. Purtroppo per lui non disponeva di un sistema di riproduzione per le sue corde di budello e divorò le proprie registrazioni dopo averle strabollite a trippa. Caso volle che grazie a quel gesto di distruttivo sconforto ebbe conferma delle sue teorie. Dopo aver digerito la trippa infatti fu colto da ispirazione divina: iniziò a parlare cinque lingue tra cui l'esperanto (con largo anticipo e a testimonianza della verita' miracolare dell'evento). Le sue orazioni assumevano tutte la forma di ricette a base di carne, ben presto la "cucina profetica" (come andò chiamandosi) fu una vera e propria moda in tutta la capitale. Venne istituito un concilio per definire se questi pranzi avessero valore eucaristico, e quanto sale fosse necessario per la transustanziazione. Xavier purtroppo non vide mai la fine del concilio, morendo dopo pochi mesi dall'apertura per aver assaggiato i "manicaretti di San Giovanni" piatto unico di carattere apocalittico. Il concilio definì poi la cosidetta dottrina del "de pietantia sanctorum", da cui derivò lo scisma dei caldei ipocalorici (estintosi con l'abolizione dello strutto nella preparazione dell'ostia nel 1856). Johannes Schwarze, che stilò elenchi. Johannes Schwarze fu uno dei più attivi pubblicisti tedeschi degli anni 1920-1930: la sua scarsa cultura e il suo conformismo ipocrita, uniti ad una scrittura vivace e polemica, lo rendevano adatto a catturare gli umori dei ceti più reazionari di una Germania umiliata, armata di ideali posticci e borghesi. Fondò nel 1925 la rivista Heiliges Römisches Reich Deutscher Nation, che fin dal titolo tenta di effettuare una sintesi tra fondamentalismo cristiano e nazionalismo ariano, evocando il sogno di un impero millenario (Bertold Brecht la chiamava con disprezzo "la macchia nera", ovvero un "immondo grumo di sporcizia fascista"). Nel 1926 Schwarze ottiene dall'anagrafe di Berlino un elenco dei cittadini di confessione ebraica, e sceglie di pubblicarlo a puntate sulla sua rivista. La scelta suscitò alcune timide critiche da parte di diversi intellettuali tedeschi a lui vicini (tra i quali persino Oswald Spengler) ai quali Schwarze rispose argomentando in tal modo: "I nomi dei cittadini di religione ebraica sono (o dovrebbero essere, secondo legge) pubblici. Dal momento che l'ebreo va fiero del proprio stato e, anzi, ne ribadisce con orgoglio la legittimità, nessuno che non abbia, invece, qualcosa da nascondere, se la prenderà per la pubblicazione da parte di Heiliges Römisches Reich Deutscher Nation degli elenchi degli ebrei tedeschi. Una cosa va chiarita: essere ebrei non è reato. Al di là di questa fondamentale precisazione, è assodato che buona parte dei tedeschi che non contano niente non possono garantirsi i vantaggi che l'appartenenza a l'internazionale giudaica, senza dubbio, concede. Per dirne una: accade spesso che un datore di lavoro circonciso favorisca un dipendente appartenente alla stessa confessione. Qualcuno ha definito l’iniziativa una “lista di proscrizione”: in questo caso la questione verte su cosa è consentito sapere e cosa non sapere. Eppure gli elenchi dei frequentatori di sinagoghe non contengono “dati sensibili” e sono pubblici, il che significa che persino il legislatore ritiene doveroso che i cittadini debbano essere informati riguardo a chi potrebbe essere ebreo." A questi propositi in effetti nessuno seppe ribattere; e tutti furono costretti ad ammetterne la stringente logica nazionalsocialista. William Blake, che vide Dio e mai più lo scordò. William Blake, figlio di un calzettaio, nasce il 28 dicembre 1757 al n. 28 di Broad Street, Soho, Londra, ed è battezzato alla St. James's Church di Piccadilly l'11 dicembre. Pare che le prime manifestazioni di tipo visionario abbiano inizio all'età di quattro anni: il piccolo William afferma di aver visto Dio affacciarsi alla finestra della sua camera da letto, e si mette a gridare. Bela di Calafat, che credette il mondo essere una sfera. Bela di Calafat ebbe l'intuizione che la Terra fosse di forma sferica osservando una formica camminare su una mela. Aveva dieci anni e ne aspettò altri venti prima di partire con il suo gregge di pecore con la ferma intenzione di compiere il giro del mondo, inseguendo terre fertili per la pastorizia, e ritrovarsi infine al punto di partenza. Spiegò di avere sognato il Signore, che gli disse di andarsene dalla sua terra, dalla sua parentela e dalla casa di suo padre, ecc. Partì da Calafat, nel sud dell'odierna Romania, nel 412 - e vi tornò due anni dopo, compiuta la sua strabiliante impresa. In effetti nessuno a Calafat aveva idea di quanto estesa potesse essere la Terra, e men che meno Bela: compiendo una specie di cerchio sufficientemente largo, l'audace pastore era tornato a casa convinto di avere proseguito in linea retta e percorso l'intero globo. Durante il suo viaggio ebbe modo di convincere della sua teoria svariati cristiani, e cominciò così a diffondersi l'idea, invero piuttosto assurda, che la terra fosse sferica. Furono alcuni pastori di Lovech ad avere l'idea di sostituire le mappe disegnate su pelli di animale con dei globi in terracotta, sui quali erano rappresentate aree di non più di qualche centinaio di kilometri. La spropositata diffusione di questi globi è ancora un mistero, giacché essi erano tutti differenti l'uno dall'altro (secondo la loro regione di provenienza) e portavano i viaggiatori a perdersi. Il che probabilmente accadde allo stesso Bela, che partì per un secondo giro del mondo ma non tornò mai (in compenso si possono riscontrare testimonianze di suoi seguaci in comunità cristiane fino a Vladivostok). Nel 1220 Agobardo di Lisieux, accumulate svariate centinaia di questi manufatti in terracotta, propose che dovessero essere collegati tra loro per dare un'esatta rappresentazione del mondo, che il monaco francese sosteneva essere composto da un insieme di sfere collegate da piccoli ponti. Del grandioso progetto non ci rimane nulla, giacché il modello, raggiunte proporzioni epiche, si sgretolò, seppellendo Agobardo sotto un oceano di globi rotolanti. Henry T. Luper, che trasmise il verbo di Cristo agli infedeli. Henry Tullius Luper nasce nel 1511 in uno sperduto paesino del Galles, quindicesimo figlio di un artigiano che fece fortuna vendendo ai nobili del continente volatili intagliati nel legno - di assai pregiata fattura secondo ciò che ne racconta Francesco Bacone, che considerò l'enigmatico pensatore come suo mentore pur senza mai averlo conosciuto. Luper è ricordato come il geniale inventore della tassonomia, ossia scienza della classificazione, della quale formalizza le regole e fissa i principi. Viaggiatore instancabile, pittore, scrittore, collezionista e ornitologo, il giovane Luper, ateo convinto ("Tulse Luper wondered that if God had made the world, who had made God?, and who had made God?, and who had made God?, and who had made God?..."), si trova a contatto con culture lontanissime, alle quali cercava pazientemente d'illustrare i fondamenti del credo cattolico per spiegare le ragioni della sua fuga, ma compiendo un'involontaria opera di evangelizzazione. Prigioniero come eretico per dieci anni in un villaggio della Mesopotamia, da lui cristianizzato, riesce a fuggire poco prima della sua messa a morte. In questi bui anni di prigionia, Luper compose: 1) un linguaggio artificiale nel quale fosse stato grammaticalmente impossibile mentire ; 2) una raccolta di racconti e parabole ; 3) un manuale di zoologia fantastica, ispirato ai suoi viaggi nell'estremo Oriente ; 4) il panteismo ; 5) una serie di 92 mappe, per un totale di 1418 kilometri, che Luper sosteneva cartografassero esaustivamente le terre da lui percorse negli anni precedenti, benché in effetti non se ne sia trovato alcun riscontro ; 6) una collezione di lingue immaginarie, alcune delle quali poi cercò di insegnare a popolazioni indigene (vi riuscì in almeno due casi, e in uno la lingua - il capistano - è ancora oggi parlata da una ristretta comunità rumena) ; 7) una finta biografia di sé stesso, da diffondere nel caso non fosse sopravissuto (in seguito da lui stesso bruciata) nella quale sosteneva di essere l'incarnazione di Beda il Venerabile ; 8) il concetto di valigia com'è inteso nell'evo moderno ; 9) una saggio di filosofia naturale che per molti aspetti precorre la moderna termodinamica. Tornato in patria, Luper si dedicò esclusivamente a distruggere il maggior numero possibile di prove della sua esistenza. Nei suoi ultimi anni di vita si appassionò allo studio degli insetti, ma lo chiamava "etimologia". Morì annegato, in circostanze ignote. Sponsored by Pseudepigrapha. A cura di Raffaele Ventura. Con la collaborazione di Andrea Spacca (Urbano VIII, Xavier Bulabettes) e Dahlgren (nel ruolo di sé stesso). gennaio 2005 agosto 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 visitato *loading* volte |